violettafederico.com | L’applauso per il Big Bang
Cos'è successo col Big Bang? La nascita dell'ordine! Così un applauso schiaccia e rompe gli atomi dell'aria e crea un suono che comunica. La riflessione che proponiamo è di contemplare ciò che esiste già in Natura e di quanto essa ci dona già tutto per Vivere bene. Di cosa senti di avere davvero bisogno?
Big Bang contemplare Natura
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L’applauso per il Big Bang

La Vita così com'è

L’applauso per il Big Bang

Condivisione, domande, misteri, solitudine, benessere. Tutto sembra un grande parco giochi!
Ma sì, la vita in fondo è come un grandissimo parco giochi, con tante attrattive: ci sono quelli che “rimangono a guardare”, sorseggiando coca cola o gustando uno scontatissimo hot dog, ci sono quelli che adorano le scariche neurochimiche di adrenalina sulle montagne russe, chi sperimenta la conservazione della quantità di moto con le macchine da scontro (a meno che…bhè, a meno che non facciate un bel frontalone di quelli potenti rimanendo appiccicati a un altro veicolo, tra le braccia di un obeso cinquantenne che vi guarda con occhi in cagnesco per l’anelastica poco amorevole liaison). Chi è sempre attratto da quella dannata “casa dei misteri”, come se dentro ci fosse qualcosa di terribilmente curioso a cui non si può rinunciare.
Sempre animati da domande…domande…domande!
La domanda è il sale della conoscenza!
Ne sono sempre stato convinto! Senza domande non si farebbe ricerca!
A volte è più importante porre la giusta domanda che offrire la giusta risposta, per “andare avanti”.
Però, il fatto non trascurabile è che noi non dobbiamo andarci al parco giochi, ci siamo già dentro.
Il mondo che ci circonda è il nostro luna park.

Sdraiato su un prato, nel buio della notte, la striscia bianca della Via Lattea sopra di me, testimone di lontanissimi mondi – ognuna con una potenziale forma di vita, completamente uguale o completamente diversa da noi, ciascuna con una propria, straordinaria storia, frutto di miliardi di anni di evoluzione grazie a madre Natura. Lì, circondati da erba, fiori, boschi, con la colonna sonora del frinire del grillo e una miriade di lucciole che sembrano voler concorrere con il timido bagliore degli astri in cielo, se riuscite a concentrarvi abbastanza (evitate di pensare alla lontana innamorata, a quel bonifico che non sai se è stato accreditato, alla tua gatta che tenta i piani di evasione), ecco…se vi concentrate tipo monaco tibetano… potrete arrivare a percepire la rotazione del nostro pianeta. Vi sentirete su una enorme, gigantesca, titanica giostra rotante che viaggia nell’Universo. E avrete le vertigini. Vi sentirete in comunione col Cosmo. Sarete una infinitesima fiammata chimica di Universo dotata di autocoscienza che osserva se stesso allo specchio. Parte di un enorme ingranaggio naturale che tramite voi, tramite i vostri occhi, la vostra retina, il vostro umor vitreo, il vostro nervo ottico e il vostro sistema nervoso, sta dicendo al proprio se stesso là fuori “io esisto, noi esistiamo”.
Siamo un’unica cosa. La fusione di res cogitans e res aextensa su scala ultragalattica (Ailovcartesio).
Gaarder ha usato una bellissima immagine, in un altro dei suoi capolavori: parlando del Telescopio Spaziale Hubble, lo ha definito “l’occhio del Cosmo che guarda se stesso”.
Lo Spirito della Natura che si estriseca attraverso la ragione umana e la sagacia delle sue mani che lo hanno portato dalla pietra focaia a un satellite orbitante dotato di un grande occhio, che arriva a scrutare” ciò che lo ha generato”, miliardi di anni prima, attraverso caso, mutazione, adattamento. Un file dwg di Cosmocad archiviato 13,7 miliardi di anni fa.
Il quadro, visto così, sembrerebbe potersi innescare solo attraverso il sublime di questa visione. Sembrerebbe necessario avere un punto panoramico, un terso cielo stellato, per aprire la valvola dell’empatia cosmica.
Invece no!

Vi basterà contemplare un fiore, attraverso le profonde esalazioni aromatiche dei suoi pollini, la sua ampia paletta di cangianti effluvi cromatici, o il volo di un’ape, la cui architettura e struttura di volo se la sognerebbe anche il progettista capo dello Shuttle, o il dissolversi di una nuvola, o l’imperioso declinare e levare perenne della Luna, un enorme sasso in volo che sembra vìolare le leggi della gravità fregandosene altamente del senso comune (mele newtoniane permettendo), basta tutto questo per capire che siamo dentro la scenografia di uno spettacolo immenso. E qui ti viene voglia di fare un applauso al fatto che esisti e sei compartecipe di questo spettacolo, che la Scienza ci ha permesso di apprezzare, alla stregua di un salvifico e determinante libretto da melodramma, con cui poter seguire l’opera più maestosa mai scritta.
E, per chiudere, cito ancora Gaarder: l’applauso per il Big Bang si è potuto sentire solo 13,7 miliardi di anni dopo. E’ un’attesa per cui è valsa la pena aspettare.
Questo per dirvi, oltremodo, che non è mai troppo tardi per nulla.

Autore: Agostino Guardastelle